martedì 16 febbraio 2016

Prima del parto: il braccio di ferro

Oggi è una settimana che ho dato alla luce il nostro terzogenito, ci ho messo 7 giorni a metabolizzare la cosa, sì la cosa: il prima del parto.

Prima di recarmi in ospedale ho preparato la colazione ai bimbi, un saluto della mamma.
MisterDu dice che ho un senso che va oltre il sesto, incomprensibile eppure evidente e forse ha ragione; stavolta avevo paura di partorire, sentivo sarebbe andato storto qualcosa nonostante la gravidanza fisiologica senza intoppi.
La paura si è trasformata in terrore di fronte all'ipotesi avanzata di un bimbo particolarmente grosso: vedevo prolassi, vedevo emorragie, vedevo rianimazione.
Allo scoccare delle 39 settimane mi ricovero all'ospedale di Macerata per indurre, si stima un bimbo sui 3 chili e mezzo.
Varco la soglia dell'ospedale con i miei timori nello zaino e con la consapevolezza dei miei problemi di dilatazione (ho già partorito due volte); nonostante sento che questo parto vaginale non s'ha da fare, lascio eseguire sul mio corpo tutte le procedure per indurre il travaglio.
Se ci metto 20 ore quando il mio corpo è pronto quanto ci metterò a forzarlo a un parto a cui lui non è assolutamente pronto? E con quali conseguenze?
Contro natura per contro natura questa induzione mi si para davanti come il peggior spauracchio della mia vita in 31 anni.

Dopo tre ore dall'avvio delle procedure il monitor segna contrazioni da 125 - 120 - 145.
Passo il pomeriggio a miagolare (e urlettare) seduta sulla palla da travaglio blu come il mare, io e MisterDu da soli con qualche sporadica incursione per attaccarmi il tracciato o per staccarlo, soffro di una sofferenza che ha senso solo per far nascere un figlio, ma alla visita delle 3 di notte il verdetto è agghiacciante: 1cm e mezzo.
Mi si leva la terra da sotto i piedi. Tutte quelle ore, 15-16 ore per cosa?, 1 fottutissimo cm. No basta, questo è il segno che la cosa non s'ha da fare. Punto. Chiedo il cesareo. Me lo negano.

Chiedo il cesareo che io temevo come la peste, che ho pregato per tre gravidanze di poter evitare; ora invece lo invoco, con lucidità, con paura, col desiderio di vedere mio figlio senza che 'nessuno si faccia male'.
Spiego che no, non credo di scegliere la strada più facile, che questo pensiero me lo stanno mettendo in testa loro ma non è il mio, io so solo che devo far nascere mio figlio, oggi, o dalla vagina o dalla panza squartata e voglio poter scegliere la seconda perché ora lo vedo il male minore per me e per lui.
Non mi sento sicura. Sono certa che andrà tutto storto in un parto naturale. E comunque ci sarebbe da ricominciare da zero perché l'induzione è fallita e no, non me la sento.
Ogni donna che supera il travaglio direbbe no a ricominciarlo immediatamente dopo. Io ho avuto dolori da travaglio ma senza esito, il mio corpo si è opposto fermamente. E ora mi oppongo io tutta. MisterDu è con me, fisicamente e soprattutto moralmente e di questo i medici gliene fanno una colpa: "Tu DEVI aiutarci a farla ragionare" gli ripetono, come se io fossi fuori di senno, ma io fuori di senno non lo ero proprio.

Chiediamo il cesareo. Ce lo ri-negano ancora.
Noi siamo determinati, io lo sono e lui con me.
Servono tre psichiatri, tutti e tre passano a parlare con la matta (che sarei io); sono stata io a farne formalmente richiesta perché in reparto nessuno vuole ascoltarmi e tutti vogliono forzarmi ad accettare una violenza che io non intendo accettare nemmeno sotto tortura.
"Cioè manco Hannibal Lecter!" sorride un MisterDu che cerca di far fronte alla supponenza medica di certi dottori che si credono cristi in terra e che non hanno aspettato a insultare me e lui, ad alzare i toni, ad avere un atteggiamento di chi si sente in potere di schiacciare l'altro.
Quadro emergente: non sono matta, non sono esaurita, non sono fuori di me, depressa o quant'altro.
Anzi sono lucida, motivo adeguatamente la mia richiesta non insensata visti i precedenti e spinta semmai da un'ansia reattiva: ansia legata al qui ed ora della situazione specificano, nessuna patologia da segnalare, solo un diritto.

Messi con le spalle al muro dai colleghi, ora il cesareo non lo negano, eccerto, ma col caiser che si prendono la responsabilità di qualcosa, passano la palla a me in modo subdolo e assolutamente privo di professionalità.
Passano uno alla volta 5-6 ginecologi, indisponenti e arroganti nei modi ora che non mi hanno più in pugno con le loro frasette da call-center che propinano ad ogni donna in travaglio come il mendicante chiede l'elemosina a chiunque gli si pari davanti.

Le loro frasi per farmi desistere poi...
"Potresti morire lo sai? Lasceresti i tuoi figli e ne hai già due"
"Probabili emorragie e necessità di trasfusioni, hai presente?"
"Potrebbe essere tagliata la vescica, potresti finire in rianimazione, potresti avere un arresto cardiaco".
E giù a epiloghi tragici come se i rischi ci fossero solo nel parto cesareo e in quello vaginale no.
Niente. Il loro terrorismo psicologico non fa presa. Chiedo di farmi firmare e di fare bene il loro lavoro che se mi tagliano la vescica è un errore medico non un rischio della chirurgia.

Li ho indisposti tutti in reparto, compreso il mio ginecologo.
Loro non amano che qualcuno gli pesti i calli ed io/noi l'abbiamo fatto.
Pace&bene fratelli, non me ne frega nulla, non sono venuta qui per fare amicizia, né per assecondare il vostro ego gonfiato, né per farmi trattare come una cretina dalla vostra ignoranza nelle relazioni medico-paziente.

Dopo un braccio di ferro durato una giornata, alle 19 appongo la mia firma su quei benedetti fogli, quelli in cui mi assumo la responsabilità della mia scelta, quelli che mi apriranno un'ora dopo le porte della sala operatoria.

16 commenti:

  1. Sei una grande!!! Tanta tantissima stima!!!
    Brava. Così si fa.
    Tanto il travaglio ex novo lo avresti dovuto fare tu!!
    Che elementi...
    ����������������������������������❤️

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    1. Eravamo tutte teste calde in quel momento ma la pelle, come dici tu, era la mia ^__^

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  2. Del mio secondo figlio è andata praticamente allo stesso modo!!! E per fortuna che in preda ai dolori abbiamo il pugno ancora più fermo! Auguri!!!

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  3. Non c'è giustizia...io sono andata della seconda in ospedale per il prechirurgico (porto un pacemaker e dovevo fare il cesareo per forza) con 6 centimetri di dilatazione senza che me ne fossi accorti....

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  4. Accipicchia amica mia direi che questo terzo parto è stato un vero e proprio travaglio anche sotto il profilo medico. Purtroppo di medici che così possiamo definire ce ne sono pochi negli ospedali italiani. Leggendo il tuo racconto però ho capito ancora di più quanto sia stata fortunata : 1° perchè sono tra quelle pochissime donne che non avvertono i dolori del travaglio ; 2° perchè in 3 ore la mia piccola è nata ; 3° e forse quello più importante lei sta bene ed è con il fratello la mia ragione di vita . Bacioni

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    1. Purtroppo questa è la realtà in cui siamo immersi. Tutto sommato sono contenta che alla fine tra tutti i mali c'è toccato il minore; ho visto e udito cose nei giorni di degenza...

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  5. Se il primo parto è stato una passeggiata, il secondo no. Induzione per diabete gravidico apparso magicamente in 38esima. Alle due di notte guardo mio marito e gli dico: se ti dico che voglio fare il terzo ricordami di questa notte! Quindi chiedo l'epidurale.
    Per fortuna l'anestesista era una mia compagna di classe che, indignata sbraita per il corridoio perché nessuno ancora mi aveva fatto l'epidurale nonostante fossi dilatata da ore.
    Dopo la nascita di pulcino l'emorragia. 5 minuti di panico e 1100 ml persi.
    Non mi lamento, mi hanno salvata e me la sono cavata con due ore di osservazione.
    Ma...
    Se non fossero stati professionali come sono in quel punto nascita che ho visto sulla mia pelle essere di qualità, dove sarei ora?

    Soffriamo e facciamo nascere i nostri bambini...
    Meritiamo rispetto!

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    1. Mi dispiace che anche la tua non sia stata un'esperienza coi fiocchi :( per fortuna professionalità ancora ce n'è nonostante i fin troppi casi di malasanità anche nei reparti ginecologici e ostetrici.

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  6. Tesoro mi sono venuti i brividi.... se dopo 8 ore di induzione mi avessero detto che avrei dovuto ricominciare avrei pregato per il cesareo.... invece per fortuna ho invocato solo l'epidurale. E sono consapevole che no avrei avuto la lucidità che hai avuto tu... sei mitica... siete mitici.

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    1. :) grazie! All'ospedale di Macerata mi hanno detto non ricorrono "ad alcun tipo di analgesia" :/

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  7. Mi hai fatto venire la pelle d'oca a leggere, non c'è motivo valido per cui un medico decida di passare sopra a tutto e tutti solo perché medico. Io dico la sicurezza prima di tutto, far nascere un bambino senza rischi e' la priorità, come avviene e' del tutto,secondario e l'accanimento e' una cosa tragica in campo come questo. Brava Aline, io che ti ho conosciuto so,che li hai rimessi al loro posto!

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    1. Piky mia se non avessi avuto la determinazione che ho avuto e il marito che si è spezzato in quattro non so quale sarebbe stato l'epilogo :( che medici...

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  8. Il cesareo costa e quindi i medici subiscono fortissime pressioni a evitare il più possibile...tanto sono affaracci delle povere malcapitate e delle loro piccole vite.
    Sara

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