lunedì 28 novembre 2016

21 giorni: alla ricerca di una nuova normalità

Sono stati 21 giorni tosti, pieni sì di gratitudine, ma tosti.

Giorni tutti uguali eppure unici, vissuti in spazi micro in tempi dilatati.
Le giornate cominciavano alle 7, i ritmi erano in parte dettati dagli orari fissi dei pasti, dai gesti che di giorno in giorno diventavano routine, e la ricerca di una finta presunta normalità è stato il filo conduttore.
Il tutto condito con speranza, incertezza e vergogna.
Vergogna per aver mille volte maledetto quella casa che ora invece è benedetta, perché ha fatto il suo dovere ed è lì, pronta ad accoglierci di nuovo non appena l'ambiente circostante sarà di nuovo sicuro.

Vergogna nella condivisione di parte della privacy che per forza di cose in un contesto di vita in comunità viene violata: tutti che ti guardano se alzi la voce a tuo figlio che a tavola fa lo sciocco, se ti innervosisci dopo l'ennesimo richiamo, se il tuo piccolino urla durante il pasto serale.

Vergogna per non essere sempre stata all'altezza del ruolo di madre che sono stata chiamata a ricoprire in questa situazione: non sempre sono riuscita a proteggere i miei figli dall'invadenza bonaria di chi tuttavia li ha messi in difficoltà con frasi inopportune. Per fortuna è successo poche volte. E per fortuna i più hanno sentito la fragilità del mio mezzano, al quale più di tutti questa storia è pesata come un macigno sullo stomaco, e non lo hanno mal giudicato ma compreso.
"Mangia sennò..." il sennò me scusasse lo metto semmai io.
"Oh oggi non parla..." per lingue cadute o rimaste nel letto, per antipatie (il famoso oggi è antipatico/a).
"Non far arrabbiare la mamma" detto da uno sconosciuto o conoscente (per i bambini piccoli siamo lì, la differenza non è poi molta) è terribilmente frustrante e no, non mi serve l'avvocato difensore di fronte al comportamento molesto (vogliamo chiamarli capricci, comportamenti fuori dalle righe?) dei miei figli.

Vergogna per il mio modo di essere: sei sempre osservata e giudicata, che ti gratti un occhio, che riprendi i bambini, che li lasci fare, che sorridi o sei giù di tono; ed io sono una timidona pazzesca, e l'autostima è una nebulosa, quindi sì è stata tosta.

Poi però i giorni passavano, e dalla sconosciuta da scrutare sono passata ad essere la conoscente a cui sorridere, la trismamma da aiutare perché 'sempre sola con tre piccoli'.
In questi lunghi 21 giorni, partiti con un profondo senso di solitudine e smarrimento, ho trovato persone splendide che mi hanno dato tanto di quell'affetto e sostegno, morale e pratico, che tutto è diventato affrontabile con positività.

E senza abbattermi, lottando con la vergogna che mi porterebbe a chiudermi nel guscio come una tartaruga, ho chiesto timidamente aiuto, e quell'aiuto è arrivato nel quotidiano e nella ricerca di risposte e di una nuova temporanea casa dove ritrovare la normalità persa con l'evacuazione forzata post terremoto.

Da questi 21 giorni esco più forte, fiduciosa e piacevolmente sorpresa.
Da questi 21 giorni esco con tanta gratitudine nel cuore.
Da questi 21 giorni esco con molti insegnamenti da far miei.

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