sabato 21 gennaio 2017

Terremoto, che prendo? Cane e cellulare.

Ho letto tante di quelle critiche sui social in questi mesi che ho la nausea.
Tutti bravi a sentenziare, dal comodo della loro tranquillità, dall'alto di quella che chiamano paura del terremoto ma non l'hanno mai veramente vissuto loro, il terremoto, o avrebbero il buon gusto di tacere senza puntare dita virtuali a destra e a manca.

Non a caso i veneti, gli aquilani, gli emiliani, questi non criticano mai; strano eh.
Fare i video non va bene.
Aggiornare lo stato su Facebook non va bene.
Scappare non va bene.
Restare non va bene.
Perdere tempo non va bene.

Il tempo... parliamone.
Avete idea di cosa sia il tempo durante la scossa di terremoto, la scossa vera, quella per alcuni distruttiva, quella in cui ti sembra di camminare in una nave durante la tempesta; ah non avete mai provato? Io sì.
Il tempo diventa una metafora. Perde temporalità. 
Diventa un non tempo.
Minuti, una manciata di secondi che di solito non sono nulla, diventano il limbo, diventano interminabilmente lunghi.
Si agisce, qualcuno preso dall'istinto, altri da una qualche forma di razionalità.

La razionalità. Non è una per tutti.
C'è chi ha la freddezza di fare un video col telefonino, beati loro io ho alzato gli occhi solo una volta, e da quella volta preferisco non vedere, mi viene la nausea a pensare a ciò che i miei occhi hanno visto, ero pervasa dal terrore che casa ci cascasse sopra tanto tutto si muoveva.
C'è chi scappa, anche questo fatto solo una volta, avevo la porta aperta, ero al piano terra e avevo i tre con me, è bastato urlare "Fuori" e in due secondi eravamo in giardino.
C'è chi resta e io irrazionalmente non riesco a muovermi, a nascondermi sotto letti, tavoli o muri portanti, resto come una cretina dove raduno i figli, c'è che a casa mia il suolo si muove tantissimo e non mi fa camminare, devo spostarmi appoggiata a qualche parete o cado.

Io non manco mai di prendere il cellulare, la mia finestra sul mondo, la mia valvola di sfogo: con tre bambini non puoi permetterti di avere paura come ti pare, la paura la implodi e fingi sicurezza, per loro una mano santa, loro piccoli e terrorizzati, che hanno in te il loro mondo di emozioni e certezze, e tu che fai non gliele dai? Gliele dai, gliele dai. Ma anche tu devi buttare fuori, ecco io uso i social.

A volte posso scrivere subito uno status. Quando le scosse sono di 3-4 gradi e dannatamente brevi, il tempo che lo stomaco si chiude e già è tutto passato.
Altre sono immersa nei gesti, nelle azioni, e una volta in sicurezza, sì, accendo Facebook e mi confronto e conforto via social.
Stupido? Poesse. Ma per me molto utile. La notte del 24 agosto, l'unica che c'era MrDu al mio fianco a fronteggiare la situazione, ci bastavamo, e prima di sapere di Amatrice passò oltre un'ora, se avessi subito acceso la tv o preso il telefonino avrei saputo assai prima della tragedia che si era consumata.
In questo modo poi tranquillizzo in un attimo parenti e amici lontani. E un po' quella morsa allo stomaco cede, e siccome le linee telefoniche diventano inattive per minimo 15 minuti, i social e whatsapp sono l'unica via di comunicazione.

E prendo Zoe. Sì Zoe, il cane.
Non andremmo mai via senza di lei.
Vive in casa, è una di noi, non la lascerei in casa come ci lascio i dvd.
Zoe di solito capisce al volo e senza che nessuno le dica nulla è dietro di noi, noi usciamo e lei esce con noi; è capitato però che una volta fuori, pronti a salire in auto lei non ci fosse all'appello e mio figlio, il quattrenne voleva rientrare in casa a cercarla. Ho urlato più volte il suo nome, poi l'ho vista, era già nel trasportino con cui viene spostata in auto nei lunghi tragitti, pronta.
Era il 26 agosto. Passammo la notte in auto, i bambini dormivano nei loro seggiolini, Zoe nel suo trasportino ed io un po' guidavo un po' ciacciavo su fb parcheggiata in luoghi tattici (cioè lontana da edifici e alberi), un po' chattavo col marito che cercava - invano - disperatamente un aereo per tornare. Infine andai dai miei genitori, che vivono nel paese vicino al nostro, ma che se non vado io da loro vedrei meno di quando abitavo in Toscana. E in quel momento mi sono apparsi un buon diversivo per i bambini, al risveglio si sarebbero trovati dai nonni, e anche se loro lavorano e i bambini stanno comunque con me, il cambio aria fa sempre tanto figo alla loro età. Beata infanzia!

Qualcuno mi prende per pazza.
Qualcuno ha abbandonato i propri cani a casa e ora sono randagi o quasi tali. Qualcuno. Non io. Non noi. Noi siamo sempre scappati tutti, noi siamo stati in Ostello, Zoe compresa, noi abbiamo trovato un affitto e Zoe c'è.
Noi abbiamo gestito l'emergenza neve con tre figli e una canina, perché questa è la nostra famiglia.

2 commenti:

  1. Proprio oggi ci pensavo, durante il viaggio di lavoro in macchina. Cosa fare se capitasse a me, a noi? Sicuramente il primo pensiero andrebbe ai bambini. Ma durante una scossa di terremoto forte riuscirei a raggiungerli? e i gatti di casa? E il cane di fuori? Se son sola perchè il mio compagno fa il turno di notte, come riuscirei a fare qualcosa da sola? Mi è venuto un panico ma un panico che, forse, tu sola puoi davvero capire.

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    1. <3 faresti. qualcosa. e sarebbe il meglio che puoi fare.

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