venerdì 27 gennaio 2017

Voglio andare a casa

Quando mi sono chiusa la porta alle spalle l'ho fatto come lo facciamo tutti, tutti i giorni, e chi diamine se lo sarebbe aspettato che da quel momento io in casa non sarei rientrata.

Il terremoto del 30 ottobre noi non l'abbiamo vissuto in loco, noi eravamo partiti per godere di un fine settimana da amici in Friuli, proprio per allontanarci un paio di giorni da quell'incubo che era stato per me e i bimbi conviverci (MrDu era sempre all'estero per lavoro), per realizzare il desiderio del mezzano di vedere la Città Acquata (Venezia), per sentire un po' di calore umano, che qua tanto mi era mancato.
Mi sveglio dopo una dormita epica, senza la paura delle scosse, e piombo in un incubo: una scossa di 7.1 no 6.5 ma infondo contano poco le cifre, una scossa che ha reso zona rossa l'intero paese. Porca miseria!
Rientriamo dal Friuli col cuore in gola, con mille domande, in un viaggio silenzioso.
Rientriamo e ci troviamo catapultati in un film, un brutto film.
Il Caos, il Vuoto, l'Incertezza, le potevi incontrare per strada e stringergli la mano.
Casa nostra? Come sta casa nostra?
Non è dato sapere nulla, solo che non è crollata, ma no, non mi bastava questa vacua informazione, io dovevo entrare, e per vedere, e per prendere cose urgenti e fondamentali: la macchina dell'aerosol e non ricordo ad oggi più cosa.
Mi fanno entrare.

Elmetto giallo e cuore a mille, entrano loro, entro io.
Casa è apparentemente ok.
Prendo velocemente le due cose e mi richiudo la porta alle spalle.

La nostra casa da quel momento sarebbe stata l'Ostello. Camera tutta per noi, da veri signori, perché siamo 5. Meglio! I bambini non avrebbero tollerato anche il dormire con altri. Erano già frastornati, smarriti e spaventati abbastanza.
21 giorni di vita di comunità, alla quale sono grata per le stupende conoscenze, per l'insegnamento, per il senso di vicinanza e comprensione ma in questi 21 giorni è emerso forte il disagio del quattrenne.

La sorte, o il buon cuore, ci è venuto incintro sotto forma di un appartamento in affitto ma non c'è verso, quel disagio lo sta logorando da dentro ormai dal 30 ottobre. Lui vuole tornare a casa sua. E in cuor mio anche io.
No non è la casa ideale la nostra, dovremmo farci lavori che per ovvi motivi sono rimandati, l'ho detestata mille volte con quegli spazi stretti e le scale, ma è la casa che ho scelto per crescere i miei figli, per dargli radici da cui partire e a cui tornare, è CasaPo.

La gente non capisce quanto disagio ci sia dietro lo spostare tre bambini piccoli dal loro ambiente sicuro, loro vogliono le loro cose, i loro spazi, le routine, le abitudini, e tu puoi al massimo improvvisare un trasloco a rate per prendere il necessario che in questo caso è praticamente il mondo. Tutto loro ovvio. Noi abbiamo giusto una borsata di vestiti.
La gente sa solo fare illazioni dall'alto del proprio sedere comodo, chi è fuori casa - come noi - invece regala comprensione, non giudizi, non critiche, non domande, non illazioni, non ha tempo per la cattiveria gratuita.
La gente non capisce perché noi non stiamo a casa nostra, la casa sembra ok, ma io mi domando prima perché Altri debbano capire e poi perché se stai comodo nella tua esistenza di sempre devi aprire la bocca alla cattiveria.

Noi siamo fuori per 'inagibilità indiretta' per via di un edificio vicino casa, un edificio di cui noi continuiamo a non vedere la pericolosità, ho chiesto agli addetti mille volte e tutti dicono che così è.
Senza dover appendere cartelloni in piazza mi sono recata in Comune, il marito ha fatto telefonate, per spiegare che vogliamo rientrare in casa nostra quanto prima.
Niente, prima i lavori di messa in sicurezza di quell'edificio, non c'è trippa per gatti.
E finalmente i lavori sono iniziati, la neve ha rallentato un po', ma ci hanno rassicurato che presto la nostra casa verrà valutata.

Un'attesa lunga e snervante, essere sfollati tra il chiacchiericcio della malvagità, la nostra confusione, un figlio che sta dimostrando quanto stia in difficoltà in questo presente triste e nuovo.

Grazie ai mille sorrisi, a chi ci ha teso la mano, a chi ci ha voluto bene, a chi ha guardato oltre.
Vicini e lontani.
E non sono stati pochi.
Grazie


3 commenti:

  1. Spero che possiate tornare presto a casa vostra. Un abbraccio!

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  2. Spero che nel frattempo la situazione si sia un pochino sbloccata. Un abbraccio!

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  3. Arieccomi, dalla padella alla brace purtroppo. Mi prendo gli abbracci che credetemi ne ho tanto tanto bisogno. Grazie!

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