lunedì 20 marzo 2017

Nel mezzo del cammin di mia vita mi ero persa nel post-terremoto.

Che mi piaccia o no, devo ammettere di essere tra quelli a cui il sisma - cominciato il 24 agosto 2016 - ha profondamente modificato l'esistenza, il quotidiano, l'atteggiamento e il comportamento.

Inizialmente avevo come un blocco e non ho voluto parlarne, come se tacere la realtà indorasse la pillola e mi consentisse di viverla meglio, poi, dal 30 ottobre, il silenzio è stato forzato, dai ritmi, dalla vita stravolta, dall'assenza di linea; già perché da quella domenica mattina ci siamo ritrovati fuori dalla nostra casa, inizialmente senza più un paese, senza più le scuole, frastornati. Ho provato un po' a spiegare ma ciò che abbiamo vissuto è inenarrabile.

Riprendiamo il bandolo della matassa: ero convinta saremmo stati fuori qualche settimana e invece ancora non abbiamo fatto ritorno nella nostra casa; ero convinta casa fosse ok e invece mi è stato messo in mano un foglio che ne dichiara l'inutilizzabilità; caduta, anzi caduti, dal pero abbiamo iniziato le procedure che si devono avviare una volta avuto l'esito negativo, e siamo in attesa.
L'attesa è all'ordine del giorno da quel 30 ottobre, ormai siamo un po' rassegnati a questi tempi dilatati per tutto, per una risposta, per un'azione.

La mia vita è come avesse subito una battuta d'arresto, avevo due bimbi a scuola tutti i giorni fino alle 16, stavo inserendo il piccolo al nido, stavo programmando formazione per me, un paio di viaggi per quest'attività che a molti pare strampalata che è il blogging, avevo collaborazioni, quando ALT.
La nostra grande fortuna è stata che MrDu ha continuato a lavorare, ovviamente l'altro lato della medaglia è stato affrontare l'oblio praticamente da sola: il mese all'ostello, le 24 ore da riempire ai bimbi, il piccolo allora molto piccolo, il trasferimento nell'attuale dimora, il riadattamento di tutto e tutti ai nuovi spazi, ai nuovi ritmi che si sono posti, alle reazioni intime e indomabili mie e loro, dei miei tre intendo.

Cosa mi è cambiato? Tutto!
Non ho le mie cose. Non ho il mio giardino ma continuo ad avere due cani e tre bambini. Non posso andare ogni giorno a piedi a scuola quelle millanta volte che la nostra organizzazione richiede. Non ho la mia casa, le mie abitudini, i miei spazi e i miei problemi di prima.
Tutto è cambiato. Tutto è nuovo. Tutto è stato complicato e solo ora comincio a trovarmi nella nuova vita che nonostante tutto vivo da mesi.

Cosa provo ancora non sono in grado di dirlo con esattezza.
Cosa voglio nemmeno.
Per ora mi accontento di essermi 'sistemata' in questo nuovo presente fatto di cambi di programma quotidiani, di parecchi impicci, qualche fastidio e la consapevolezza che il cambiamento ci sta col fiato sul collo e domina dall'alto la nostra esistenza.
Così è. Così sia.

1 commento:

  1. Imperdonabilmente non ho seguito tutto ciò che ti è accaduto negli ultimi mesi. Ora ho letto un pò di post arretrati e leggendo le tue parole di mamma ho pensato a ciò che avranno provato i miei genitori nel 1980 quando il terremoto del 23 novembre distrusse gran parte dell'Irpinia... io avevo 7 anni e me lo ricordo, ma credo che per i genitori vivere la paura non solo per se stessi ma ancor di più per i propri figli debba essere terribile. E poi comunque a noi quella volta andò bene, casa nostra ad Avellino non ebbe danni a parte qualche piccola crepa e ci tornammo presto ma nei giorni e settimane e mesi a seguire ho visto e ricordo il caos che regnava, le macerie, la disperazione, le tendopoli, i containers...
    Ti abbraccio e spero davvero che tu e la tua famiglia possiate trovare di nuovo la tranquillità, insieme a tutta la popolazione di quelle zone colpite.
    Forza!

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