venerdì 27 gennaio 2017

Voglio andare a casa

Quando mi sono chiusa la porta alle spalle l'ho fatto come lo facciamo tutti, tutti i giorni, e chi diamine se lo sarebbe aspettato che da quel momento io in casa non sarei rientrata.

Il terremoto del 30 ottobre noi non l'abbiamo vissuto in loco, noi eravamo partiti per godere di un fine settimana da amici in Friuli, proprio per allontanarci un paio di giorni da quell'incubo che era stato per me e i bimbi conviverci (MrDu era sempre all'estero per lavoro), per realizzare il desiderio del mezzano di vedere la Città Acquata (Venezia), per sentire un po' di calore umano, che qua tanto mi era mancato.
Mi sveglio dopo una dormita epica, senza la paura delle scosse, e piombo in un incubo: una scossa di 7.1 no 6.5 ma infondo contano poco le cifre, una scossa che ha reso zona rossa l'intero paese. Porca miseria!

sabato 21 gennaio 2017

Terremoto, che prendo? Cane e cellulare.

Ho letto tante di quelle critiche sui social in questi mesi che ho la nausea.
Tutti bravi a sentenziare, dal comodo della loro tranquillità, dall'alto di quella che chiamano paura del terremoto ma non l'hanno mai veramente vissuto loro, il terremoto, o avrebbero il buon gusto di tacere senza puntare dita virtuali a destra e a manca.

Non a caso i veneti, gli aquilani, gli emiliani, questi non criticano mai; strano eh.
Fare i video non va bene.
Aggiornare lo stato su Facebook non va bene.
Scappare non va bene.
Restare non va bene.
Perdere tempo non va bene.

Il tempo... parliamone.
Avete idea di cosa sia il tempo durante la scossa di terremoto, la scossa vera, quella per alcuni distruttiva, quella in cui ti sembra di camminare in una nave durante la tempesta; ah non avete mai provato? Io sì.
Il tempo diventa una metafora. Perde temporalità. 
Diventa un non tempo.

giovedì 19 gennaio 2017

Vivere il terremoto

Il terremoto fa paura.

Inutile si dica "Io non ho paura", non si ha paura finché non si vive la sua potenza.
Ricordo bene il sisma del 1997 che rase al suolo Serravalle del Chienti, un paese a una mezz'ora da noi, ricordo le scuole chiuse qualche giorno, ricordo gli oggetti caduti... ricordo, eppure senza un briciolo di paura.
Stavolta è diverso, stavolta ho paura.

Non è la scossa di per sé a fare paura, sono il boato, l'equilibrio che viene a mancare e l'impotenza che fanno paura.
La consapevolezza di non sapere cosa succederà, se la casa reggerà, se ci crollerà sopra, se scappare o se restare, questo fa paura.
Siamo nulla di fronte alla terra che trema.
Quando il boato parte la colonna vertebrale s'irrigidisce, la pupilla si allarga e il fiato si ferma, poi senti un lieve movimento sotto i piedi, ma aumenta, aumenta, aumenta, e tutto trema, le pareti si muovono vistosamente, gli oggetti cadono, i bambini gridano il tuo nome e il loro urlo è per te-mamma una coltellata, porca miseria i miei figli hanno paura e io nulla posso.
E c'è rumore, tanto rumore, un rumore cupo, indescrivibile.

Se c'è possibilità di fuggire si fugge, ma per me non sempre c'è o c'è stata: ho tre bambini da radunare, rassicurare e portare in salvo, prendo in collo il piccolo e mi stringo i fratelli, li copro col mio corpo nella speranza che basti se il tetto dovesse mai cedere ma in cuor mio so che non basterebbe.
Appena la scossa finisce me li trascino al sicuro, così come stanno, vestiti, nudi, se piove o c'è il sole e solo dopo, da sola rientro a prendere scarpe e giubbetti, tute e coperte e corro, veloce più che posso, perché se torna un'altra scossa loro si impaurirebbero da soli e la testa non ragiona, sai mai rientrino per cercarmi, anzi lo so, il quattrenne rientrò a cercarmi e quando vidi il suo musino salire le scale, mi mancò la terra sotto i piedi, io lo volevo al sicuro non lì, ma era lì.
E prendo il cellulare, sì il cellulare. Lo sapete che dopo le scosse forti non c'è la linea per chiamare per almeno un quarto d'ora? Ma funzionano benissimo Facebook e Whatsapp e sono la finestra sul mondo, perché in quel momento siamo tutti insieme e tutti soli.
Grazie al telefono ho rassicurato il marito in Francia, a lui arrivavano notizie drammatiche dai tg e non riusciva a contattarmi, a parlarmi per sapere se i suoi figli fossero salvi o no.

Purtroppo ho avuto la sfortuna di vivere ogni scossa da sola, il marito era sempre fuori per lavoro.
Ma insieme abbiamo vissuto l'essere sbattuti da un minuto all'altro fuori casa, insieme abbiamo vissuto il disagio nei nostri figli per questo, insieme abbiamo gioito quando la ruota ha girato per noi, insieme siamo adesso.

La neve, tanta, troppa.
Ai disagi si aggiungono disagi.
E quando la terra ha ripreso a tremare con forza mi sono sentita un topo in trappola, la trappola della paura.

Noi non siamo nella situazione peggiore, noi abbiamo una casa dove rintanarci, altri no, non ce l'hanno, stanno in roulotte fredde o capannoni riadattati, con questo freddo.
Intorno il delirio, gente che torna a vivere in Ostello, scuole chiuse che si dovranno di nuovo controllare, la conta dei danni tra il peso della neve e le scosse inizierà non appena si riuscirà a gestire l'emergenza neve in cui siamo piombati, agricoltori e allevatori in condizioni inenarrabili, il paese fino a ieri era irraggiungibile con quel metro e oltre di neve ovunque.
Gli anziano sono bloccati in casa, tutti murati dalla neve, trovare una pala è stato complicato, andate a ruba, ma alla fine l'abbiamo trovata; le macchine sono sepolte nella neve. Oggi proveremo a liberare la nostra.

Siamo in stand-by.
Quella sensazione di sospensione che dà la neve, noi la viviamo al 100% e no non è proprio proprio piacevole.
Il sindaco e l'amministrazione comunale ci provano a fare l'impossibile ma è oggettivamente complicato gestire questa situazione di estrema emergenza.
Lo stress è alto, tutti vorrebbero qualcosa, nessuno si accontenta.
E c'è la paura.
E ci sono i sorrisi, i racconti per strada, la voglia di farcela nella rassegnazione che ormai ci domina.

mercoledì 18 gennaio 2017

Tra neve e scosse di terremoto

Da tre giorni nevica incessantemente.
Il metro e venti di stamani è già acqua passata, ce n'è di più.


"Sarà come nel 2012" diceva qualcuno, "Come il 2005" qualcun altro.
2017: molto ma molto peggio.

mercoledì 11 gennaio 2017

Tutto mi rema contro ma io bloggo

Tutto mi rema contro!

Non essendo potuta ancora tornare a casa mia non ho la linea internet e così uso il cellulare come router, ovviamente il che comporta che non è che abbia un fulmine per le mani.
In compenso ho un terzogenito cozza-mamma-dipendente a livelli inauditi: tanti passi faccio io, tanti (a gattoni) ne fa lui, se giro l'angolo frigna perché non mi vede, passa le ore che dorme e metà delle ore che è sveglio attaccato a me, se può alla tetta; e ci vuole che lo assecondo che se non dorme poi è peggio!
Mi restano brandelli di ore diurne per la qualunque che include casa, figli (che lui non l'ha capito che non c'è solo lui), cucina, e tutto il resto, tutto, me compresa, blog compreso.

Dal 28 dicembre ci si è messa l'influenza, per giorni ho rantolato nel letto.
Ho tante cose di cui voglio parlare.
Oggi ce l'ho fatta, ad aprire il pc, domani non lo so, lo spero.
Spero ma qui a CasaPo è il caos, il più totale.